La storia di Rosa: "Non posso stare ferma ad aspettare che mi colpiscano, devo reagire"
Ci sono storie che tolgono il fiato. Non per la paura che raccontano, ma per la forza che sprigionano. La storia di Rosa è una di queste.
Tre anni e mezzo di interventi, terapie, complicazioni, speranze, rinvii. Un corpo che cambia, una vita che si trasforma, una donna che non smette mai di combattere. E che, nonostante tutto, trova sempre il "lato positivo".
Oggi condividiamo la sua testimonianza, raccontata con la sua voce, senza filtri. Perché storie come questa meritano di essere lette, ascoltate, custodite.
Grazie, Rosa, per questo dono immenso. 💙
Tutto ha avuto inizio con una prevenzione.
Dopo un pap test di routine, mi consigliarono di iniziare a fare prevenzione anche per la mammella. Non era previsto che mi avrebbero chiamata, perché non avevo ancora l'età per i controlli gratuiti, ma in famiglia avevo dei precedenti di tumore.
Nel 2017 feci la prima mammografia.
Il risultato fu allarmante, ma dopo poco mi assicurarono che c'era stato un errore.
Mi avrebbero rivista dopo un anno, ma solo per eccesso di zelo.
Dopo un anno mi rimproverarono, addirittura, per la precisione con cui stavo tornando a farmi controllare, sicuri che non ci fosse niente che non andasse.
In realtà, la mammografia risultò nuovamente preoccupante. Trovarono delle micro-calcificazioni (anticamera del tumore, mi dissero), per le quali avrei dovuto sottopormi subito ad una biopsia stereotassica, che però, risultò negativa.
Mi era rimasto un esteso ematoma, che loro definirono "normale", ma che mi consigliarono comunque di far ricontrollare a breve. Così feci.
Nel frattempo era tornata in ospedale la prima dottoressa che mi aveva visitata, quella che, a detta di tutti, era stata eccessivamente zelante. Lei mi inviò subito dal chirurgo senologo.
Io quel giorno non stavo affatto bene: febbre alta, malessere generale e, come se non bastasse, una sala d'attesa strapiena di gente.
La chirurga non volle visitarmi, vista la mia situazione di salute, e si attenne a ciò che aveva scritto il radiologo. Mi mise in lista per un intervento di quadrantectomia, ma senza urgenza, in quanto, mi disse, non si trattava di un tumore e dovevo dare la precedenza a chi era davvero ammalato.
Così passarono i mesi senza che venissi chiamata per il ricovero.
Nel frattempo si avvicinavano i diciotto anni della mia figlia piccola ed io ero presa dai preparativi per i festeggiamenti.
Quando, finalmente, mi giunse la telefonata per il ricovero, chiesi i tempi di degenza, perché avevo impegni. Mi dissero che con tre o quattro giorni mi sarei buttata questa storia alle spalle.
Subito dopo l'intervento, al mio risveglio, la chirurga mi disse che ciò che aveva tolto non le piaceva e che aveva chiesto un referto istologico d'urgenza. Nei giorni seguenti, dopo una delle medicazioni di routine, il giorno prima del compleanno di mia figlia, la chirurga mi fece entrare nel suo ambulatorio con mio marito e le mie figlie. Io avevo già capito tutto. Avevo fretta di andare via, perché ero molto indaffarata per la festa imminente... già non avevo voglia di andarci quel giorno...
La dottoressa mi disse che certe notizie non vorrebbero mai comunicarle e proseguì con la diagnosi: carcinoma lobulare maligno, infiltrativo invasivo.
Era necessario un nuovo intervento d'urgenza: una mastectomia totale.
Vedendomi impassibile mi chiese se avessi capito. Le risposi con decisione che in quel momento avevo altro a cui pensare! Ero perfettamente consapevole che la mia aspettativa di vita non era certa, quindi DOVEVO festeggiare i diciotto anni di mia figlia!
Dopo varie trattative giungemmo ad un accordo: il giorno dopo avrei fatto la scintigrafia al linfonodo sentinella, perché non c'era tempo, avrei festeggiato il compleanno dopo due giorni e al termine della festa ricovero con intervento. Era necessario, però, che decidessi io se mastectomia radicale con ricostruzione in un secondo momento, espansore o tentare una seconda quadrantectomia.
Durante il consulto con l'oncologa (termine che già da sé mi faceva paura, perché mi ricordava il calvario di mia madre, mia zia, mia suocera... ora toccava a me! No, non ero abbastanza forte, io!) optai decisa per una mastectomia radicale con ricostruzione in seguito.
Era il 2019, ero di nuovo in sala operatoria dopo un mese dalla mia quadrantectomia e quasi un anno dalla biopsia.
Quindici giorni di degenza a causa di febbre e complicazioni, poi dimissioni ancora con drenaggio da controllare e nuovamente medicazioni programmate e proprio durante una medicazione arrivò un nuovo referto istologico: si trattava di metastasi sotto l'ascella, bisognava di nuovo operare e fare uno svuotamento ascellare. Dopo un mese dal precedente intervento ero di nuovo sul tavolo operatorio.
Il mio pensiero era sempre rivolto a mia zia, che ha combattuto quasi vent'anni con lo stesso problema, a mia madre, con un tumore al cervello, a mia suocera, tumore alla mandibola. Tutte morte dopo una dura battaglia.
Pensai che dovevo farmi forza seguendo il loro esempio.
Dopo quindici giorni di degenza, nuovamente per febbre e complicazioni, questa volta ero tornata a casa senza drenaggio, perché avevo dolore e mi era stato tolto prima.
Ma due giorni dopo, febbre altissima, mi si era formata una bolla sulla cicatrice precedente e improvvisamente "esplosa" facendomi riempire di liquidi.
Quando mio marito chiamò il 118, risposero che dovevamo rivolgerci all'ospedale in cui ero stata operata, che era fuori regione. Nuovo ricovero a causa di un sieroma che si era formato, e dopo diversi giorni, tornata per la medicazione, la situazione non era migliorata.
Intanto il nuovo istologico dava risultato negativo... ma non era finita!
Avrei iniziato di lì a breve otto cicli di chemioterapia.
Durante la chemioterapia, si è formato un trombo vicino all'aorta, che da quel momento mi dà tachicardia.
Durante i cicli di chemio, ho imparato ad annodarmi il foulard sulla testa, ad indossare correttamente la parrucca, a sorridere sempre e nonostante tutto, ho imparato ad essere forte per la mia famiglia.
Ho partecipato alla maratona di "Race for the cure", conosciuto famose testimonial, come Carolyn Smith, con la quale ho fatto una lezione di ballo.
Tante belle esperienze mi hanno insegnato a guardare anche il lato positivo di quel periodo oscuro.
Ogni settimana facevo la medicazione al braccio dove era posizionato il Pic per le infusioni, ma un giorno saltai a causa di un allagamento del reparto, in seguito ad un'alluvione, e allora mi venne un'infezione. D'urgenza, al pronto soccorso, mi tolsero il Pic e l'ultima infusione fu eseguita senza Pic, terribile, con un braccio che si gonfiava ogni volta che circolava il farmaco... ma alla fine si riuscì.
Ricordo le ore, i mesi trascorsi nel reparto di oncologia per la chemio... le volontarie e le infermiere che ci assistevano... come angeli, così le definivo io.
Al termine dei cicli, l'oncologa mi comunicò la loro decisione di togliere l'altra mammella a causa del tipo di carcinoma particolare, per cui bastava una cellula per la recidiva. Ma io nel frattempo avevo fatto la visita per iniziare la radioterapia, quindi scelsi di rimandare il nuovo intervento.
Dopo circa un mese e mezzo, in cui cinque giorni su sette facevo la radioterapia e stavo iniziando a prendere confidenza con il mio corpo, aiutata da un'associazione di volontarie che fornisce aiuto attraverso massaggi, trucco e altro alle donne operate, scoppiò la pandemia di Covid 19. Era il marzo del 2020.
Tutto fermo. Controlli rinviati a data da definire.
Dopo un controllo ginecologico di follow up, decisero di ricoverarmi, vista la mia positività al BRCA2, per un intervento di annessectomia e isterectomia preventiva. Subito dopo Capodanno ero di nuovo in sala operatoria, nel gennaio 2021, in piena pandemia.
Dimessa, mi sono sentita abbandonata a me stessa. Non è facile per una donna farsi togliere il seno, senza possibilità di ricostruzione, ed in seguito farsi togliere anche utero e ovaie. Inoltre non potevo uscire di casa, né incontrare persone, perché ero un soggetto fragile, quindi particolarmente a rischio durante la pandemia.
Decisi di andare da un'altra parte per un consulto, perché dove ero seguita avevano chiuso diversi reparti fra cui la chirurgia plastica, per cui non avrebbero potuto farmi la ricostruzione.
Comunque il mio era un caso difficile, a causa dei molti interventi subiti.
Mi dissero che avrei dovuto recarmi in un centro specializzato.
Così partii. Deposi in quel grande ospedale tutti i miei dubbi e le mie speranze.
Mi spiegarono che sarebbe stato un grosso intervento: mastectomia sinistra seguita da ricostruzione, nello stesso intervento di entrambe le mammelle, con lembi Diep quindi avrebbero prelevato i miei tessuti dall'addome per entrambe le ricostruzioni, senza protesi.
Una volta pronta per l'intervento, però, presi il Covid insieme a mio marito e alle mie figlie, per un contagio non segnalato sul posto di lavoro di mio marito. L'intervento fu rinviato di sei mesi.
Nel frattempo avevano scoperto che avevo una predisposizione alle trombosi che rendeva rischioso per me questo tipo di intervento.
Alla fine il tanto atteso intervento che avrebbe dovuto determinare la fine della malattia e migliorare la qualità della mia vita arrivò: il tre novembre 2022.
Dopo diciassette ore di intervento e un ulteriore intervento di completamento qualche giorno dopo, fui operata di nuovo dopo un mese per un accumulo di liquidi.
Feci un controllo ad aprile e mi sconsigliarono ulteriori interventi. Mi dissero che avrebbero potuto tatuarmi i capezzoli in 3D, ma io non ne sentii la necessità.
Ora mi sto abituando a questo nuovo corpo.
Mi sto abituando a questa nuova vita, che però vivo con me stessa, perché non tutti possono comprendere ciò che si passa, se non chi ha vissuto sulla sua pelle gli stessi problemi. Questo "interventone" non è stato compreso dagli altri, certo, è stato anche per buttarmi tutto il passato alle spalle, ma anche per salvarmi la vita! Questa vita così ricca di gioie e dolori, per cui bisogna sempre trovare il "lato positivo".
Comunque vadano le cose, spero di poter trasmettere la voglia di combattere. Come dico sempre, io mi vedo su di un campo di battaglia e non posso stare ferma ad aspettare che mi colpiscano, devo reagire.
In tre anni e mezzo tanti interventi e terapie, amarezze, delusioni... anche gioie. A quelle penso. Poco tempo fa, durante il follow up per la tiroide, hanno scoperto che il nodulo è aumentato. Altro ago aspirato e pensano ad un nuovo intervento.
Non ho paura. Continuerò a combattere, per me stessa, per la mia famiglia, per chi è stato sconfitto, sperando di lasciare un messaggio positivo del mio "passaggio" in questa vita, di cui non bisogna perdere nemmeno un istante.
Rosa
Grazie, Rosa, per la tua forza incrollabile, per la tua capacità di trovare sempre il lato positivo, per il tuo esempio. Sei una guerriera, e la tua storia è un faro per tutte noi. 💙
Se anche tu hai una storia da raccontare, se vuoi condividere la tua esperienza o semplicemente parlare con qualcuno, Tu Vivi è qui.
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