La storia di Maria: "Quel venerdì sera mi sono guardata allo specchio e ho capito"
Ci sono storie che iniziano in un giorno qualunque. Un venerdì sera, uno specchio, un gesto che si ripete da sempre. E poi, all'improvviso, qualcosa cambia.
Oggi condividiamo la testimonianza di Maria, che ha voluto raccontarci il suo percorso con il tumore al seno. Lo ha fatto con le sue parole, senza filtri, con la voce di chi ci è passata. Perché ogni storia è unica, ma dentro ogni storia c'è qualcosa che può aiutare un'altra donna.
La ringraziamo di cuore per questo dono. 💙
Novembre, è venerdì sera.
Seguo la mia routine prima di andare a dormire. Lo specchio del mio bagno è molto grande; mi guardo, ma, essendo molto miope, vedo il mio viso un po' sfocato. Tuttavia quella sera qualcosa attira la mia attenzione, qualcosa che vedo molto bene: un rilassamento sul seno sinistro.
Lo avevo già notato da un po' e attribuito all'età, ma quel venerdì sera mi viene in mente che quando il seno cambia c'è qualcosa che non va. Mi tocco il seno destro e sento subito un nodolino. Per lo spavento, corro subito da mio marito e lo sente anche lui, così decidiamo di andare a fare la mammografia il giorno dopo, nonostante sia sabato.
Vado a dormire e cerco di tranquillizzarmi, ma durante la notte mi sveglio con il cuore che batte a mille, in un bagno di sudore. Mi alzo, busso alla porta di mio figlio e gli chiedo un calmante.
La mattina successiva, come al solito, io vorrei fare lo struzzo e far finta di niente, ma mio marito mi costringe ad alzarmi e andiamo al centro analisi. Nonostante non abbia la prenotazione, insistendo, riesco a fare la mammografia, ma il dottore non c'è e mi daranno una risposta solo il mercoledì successivo.
Sono giorni pieni di paura, ma stringo i denti e cerco di fare la mia solita vita. Non dico niente a nessuno.
Martedì vado nel paese dove abitavo prima e mi vedo con una mia cara amica. Sono a casa sua, quando ricevo una telefonata dal medico del centro diagnostico che conferma il mio triste sospetto: è cancro.
In quel momento mi sento come avvolta da una fitta nebbia.
La mia amica ed io andiamo al mercato e poi a conoscere la sua nuova nipotina.
Dal medico del centro diagnostico mi viene consigliato il Dottor Chiarot della Clinica Sant'Anna. Non lo conosco, ma dalla prima visita mi conquista e mi affido a lui.
Penso alla morte in quei giorni? Non lo ricordo, anche perché il pensiero della morte ci accompagna sempre. Ma forse sì, ci penso, visto che passo gli ultimi giorni prima dell'intervento facendo grosse pulizie, perché la mia testa mi dice che se morirò non voglio che nessuno pensi che non pulissi casa – manie da casalinga! – quindi devo lasciare tutto in ordine: cassetti, armadi... la cucina deve essere immacolata dentro e fuori.
Al momento del ricovero mi viene dato un letto vicino alla finestra. Durante la notte riesco a dormire. Alla mattina sveglia presto, sono la prima, sono tranquilla. Purtroppo il risveglio è la cosa più traumatica che mi ricordi: schiaffi, urla, una dottoressa mi sta ancora mettendo i punti, mi rimprovera perché ho troppo catarro e non dovevo farmi operare. Cerco di muovere le gambe, perché le sento come paralizzate e lì partono altre urla, allora comincio a lamentarmi. Loro si calmano, ma io vengo assalita da un attacco di panico e mi sento morire.
Arrivo nella mia stanza, sono spaventata e sto malissimo, ma mi vengono a trovare tante persone cui voglio bene, quindi piano piano mi calmo. Entra l'infermiere e vuole cacciare tutti (a ragione), ma io urlo che non deve cacciare nessuno, che solo loro mi calmano. Intanto comincio a sentire dolore, sono stata operata a entrambi i seni. La giornata è lunga, sono angosciata, ma la sera ci sono mio marito e mio figlio. Il Dottor Chiarot viene e si siede sul mio letto, mi parla, mi rassicura.
Tornata a casa, mi sento bene. Ho ancora i drenaggi, ma il giorno dopo vado dal parrucchiere, mi sento quasi euforica. I giorni passano, cerco di non pensare, di essere ottimista.
Arriva la Vigilia di Natale, verso le diciannove ricevo una telefonata: è il Dottor Chiarot, che mi comunica l'esito dell'esame istologico. Dice: "Il destro è maligno e un po' carogna, il sinistro è benigno e lo sono anche i linfonodi".
Sono scossa.
Durante la cena della Vigilia non faccio una piega, mi comporto normalmente, o almeno mi pare, ma dentro mi sento morire e ho paura. Poi ci sono le feste di cui non ricordo nulla. Voglio che finiscano presto, voglio incontrare l'oncologo e voglio cominciare al più presto le cure.
Finalmente riesco ad andare dall'oncologo, e lì ho una bella notizia. Mi dice che per questa volta me la sarei cavata senza chemioterapia. Avrei dovuto fare la radioterapia e cinque anni di cure ormonali.
Poi ci sono stati dei giorni più o meno duri, ma avevo al mio fianco un marito che mi incoraggiava e mi stava vicino, mi dava fiducia quando i marker tumorali non erano buoni. Lui ha sempre creduto che sarei stata bene.
Se non l'ho ringraziato come dovevo, lo faccio adesso: "Grazie dal profondo del cuore, spero di averti aiutato nella tua malattia che ti ha portato via da me."
Ora frequento l'Associazione Tu Vivi, faccio i massaggi al braccio destro per tenere a bada il linfedema, ci sono delle bellissime persone e ci vado molto volentieri. Un grazie speciale a Marinella e a tutte le terapiste, un grandissimo grazie al Dottor Chiarot che c'è sempre stato, ogni volta in cui ho avuto bisogno, e questo mi ha aiutata anche psicologicamente.
Maria
Grazie, Maria, per aver condiviso la tua storia con noi. La tua forza è un faro per tutte le donne che stanno affrontando questo percorso. 💙
Se anche tu hai una storia da raccontare, se vuoi condividere la tua esperienza o semplicemente parlare con qualcuno, l'associazione Tu Vivi è qui.
📞 3487642011 (Marinella)
📞 031 5378724 (Segreteria h24)
✉️ tuvivi.odv@gmail.com
Non sei sola. Mai. 🌸

Gragrazie per la tua testimonianza
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